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Chi siamo

Chi siamo e cosa proponiamo

Chi siamo

Siamo un gruppo di persone accomunate dal desiderio di recuperare il patrimonio di conoscenze sulle tinture botaniche che è parte della tradizionale cultura laniera e in generale tessile della nostra terra d’Abruzzo.

Il 30 aprile 2019 si è quindi costituita l’Associazione APS A.C. Colori Naturali ETS, con  sede in Abruzzo - Italia.

Vogliamo valorizzare la ricchezza della nostra terra sia per la straordinaria biodiversità, che ci mette a disposizione una notevole varietà di piante tintorie spontanee, sia per gli aspetti culturali delle nostre tradizioni. L’idea è che si debba fare un passo indietro per andare avanti. Vogliamo riappropriarci di antichi saperi e vogliamo filtrarli alla luce delle competenze che il progresso tecnico-scientifico ci mette a disposizione. Facciamo bollire in acqua  piante per estrarre i colori con cui tingere i filati, usiamo le competenze di chimica per non usare sostanze chimiche e per ottenere colori che siano di gusto attuale, perfettamente indossabili in un contesto urbano metropolitano. Vogliamo che i nostri filati siano scelti prima di tutto per la bellezza dei colori e per l’elevata qualità delle fibre, e che che la naturalezza e la salubrità costituiscano un ulteriore valore aggiunto. 

Maria Ferri, ingegnere chimico di lunga esperienza decennale nella ricerca chimica e applicazione dei processi tintori con l’uso di essenze naturali;

Giuliano Di Menna architetto,  impegnato nella ricerca sul paesaggio e tecniche di restauro;

Danila Ferrari architetto  progettista di allestimenti di interni;

Angela Natale docente di tedesco e inglese, pubblicista, ricercatrice su temi naturalistici;

Tiziano Marini geologo  perito chimico, conoscitore del territorio;

Mario Pellegrini naturalista botanico  con esperienza decennale di gestione di aree naturali protette;

Mira Colangelo laureata in sociologia  esperta di grafica editoriale;

Antonio Ferri agricoltore, conoscitore delle tecniche riproduttive delle piante.

LE TINTURE NATURALI

La tintura artigianale di filati con colori naturali è un processo lento che richiede molto tempo, una grande cura per i dettagli e una buona manualità. Il risultato finale dipende moltissimo dall'attenzione prestata ai dettagli, anche quelli apparentemente insignificanti. Bisogna sempre avere in evidenza il fatto che i colori sono sistemi complessi e in quanto tali "si comportano" nel senso che tracce impercettibili di contaminanti possono modificare completamente l'esito della tintura.

Vogliamo darvi un'idea di quanto lavoro, quanta ricerca, quanta cura e quante conoscenze ci siano dietro una matassa di filato in tintura naturale  affinchè si possa intendere quanto preziose siano nella loro irripetibile unicità.

Si comincia con la scelta delle materie tintorie.

Noi utilizziamo principalmente materie vegetali: fiori, foglie, piante, radici, cortecce, frutti, ...             fanno eccezione la cocciniglia e la lacca che sono di origine animale.

La nostra terra d'Abruzzo ci offre una ricca varietà di piante tintorie selvatiche che raccogliamo seguendo la stagionalità. Le piante selvatiche sono più ricche di sostanze tintorie, non richiedono consumo di suolo, acqua, fertilizzanti, etc

Alcune di queste piante possono essere essiccate e conservate per tempi più o meno lunghi, altre devono essere usate fresche e questo fa si che i colori che se ne ricavano siano disponibili fino ad esaurimento delle scorte dopo di che bisognerà attendere la raccolta successiva, che avviene quasi sempre l'anno dopo.

Le piante che devono essere coltivate le acquistiamo da produttori Italiani come prima scelta e da circuiti erboristici in seconda battuta. Le materie tintorie esotiche le acquistiamo da grossisti.

Le piante tintorie, a parità di altre condizioni, risentono delle caratteristiche del suolo dove sono cresciute, dell'andamento stagionale, del caldo e del freddo che ci sono stati, dell'abbondanza delle piogge o della siccità. Se poi  parliamo di piante secche allora fa la differenza se sono state seccate  all'ombra o al sole. Insomma ci sono tali e tante variabili che fanno si che sia estremamente difficile avere lo colore anche usando la stessa pianta tintoria se proviene da una partita diversa. Un esempio giusto per chiarire, qualche anno fa ho raccolto fiori di ginestra in una primavera assolata e piuttosto siccitosa, ho tinto del lino ed è venuto un giallo caldo quasi dorato, ai miei occhi magnifico. Da allora per due  anni successivi sono tornata nello stesso luogo, ho raccolto i fiori dalle stesse piante, ho tinto con la stessa ricetta matasse di lino dello stesso fornitore, ma quel giallo non l'ho più visto. Ho comunque ottenuto colori belli, gialli luminosi, ma più citrini e meno caldi,  decisamente diversi dal leggendario, almeno per me, giallo di quella specialissima annata.

 

 

Si prosegue con la scelta dei filati

Noi tingiamo filati costituiti da fibre naturali, non super wash, e in generale privi di fibre sintetiche o artificiali. Possiamo individuare due gruppi: le fibre a base cellulosica e le fibre proteiche.

Fibre cellulosiche

Tingiamo filati in puro lino e pura canapa, l'alternativa ecologica al cotone.  Le fibre del lino e della canapa  hanno molte proprietà in comune.

 Sono entrambe ecologiche perchè:

  • la loro coltivazione non richiede l'uso di pesticidi in quanto non subiscono l'attacco di parassiti
  • la loro coltivazione preserva il suolo
  • non richiedono molta acqua
  • sono biodegradabili

la canapa cresce molto rapidamente ed ha una resa di fibre estratte per ettaro coltivato superiore al cotone e al lino.

Sono entrambe igroscopiche

(possono assorbire molta umidità senza essere bagnate),  questo le rende adatte al contatto con la pelle (abbigliamento e bianchera da casa)

Sono entrambi termoregolatrici e isolanti

proprietà che derivano dalla struttura cava delle fibre, se si considera che sono anche igroscopiche si comprende come siano traspiranti in estate  e isolanti in inverno, sarebbe a dire che sono fresche d'estate e calde d'inverno.

Sono entrambe anallergiche, antibatteriche, antiodore, antistatiche, resistenti ai raggi UV. 

La canapa ha un'elevata resistenza sia all’azione meccanica, usura e strappi, che alle deformazioni.  Un capo in canapa ha una lunga durata nel tempo ed è indeformabile.

 

Fibre proteiche

Tingiamo filati pregiati e lane fini. In dettaglio: alpaca baby,  merino extrafine, merino extrafine e seta, kid mohair e seta, mohair e lana,  lane inglesi come blue faced leicester e Masham. I nostri filati sono fatti con fibre che provengono da aree geografiche dove non si pratica il mulesing. Cerchiamo di offrire filati naturali, privi di plastica, esenti da crudeltà nei confronti degli animali, che siano il più possibile sostenibili.  Cerchiamo di arricchire e diversificare la nostra offerta il più possibile. 

 

Dal filo greggio alla matassa tinta 

  1.  Le matasse devono essere lavate. il procedimento cambia a seconda del tipo di fibre, in generale si aggiunge un detergente all'acqua, si  immergono le matasse, poi si scalda, si mantiene alla temperatura appropriata per un certo tempo,  si lascia raffreddare, e poi si sciacquano le matasse. Per il lino e la canapa il procedimento si ripete due volte.
  2. Quando occorre le matasse devono essere mordenzate. Alcune tinture sono dirette, le matasse lavate si mettno direttamente nel bagno di colore, altre sono indirette e occorre una mordenzatura prima della tintura. In senso lato il mordente serve per favorire il passaggio delle sostanze coloranti nelle fibre da tingere, dipende dalle caratteristiche delle sostanze coloranti. Come mordenti usiamo principalmente  tannini (vegetali)  o allume, stiamo sviluppando ricette di tintura per aumentare sempre di più  l'uso dei tannini e ridurre l'uso dell'allume. 
  3. Si prepara il bagno di colore. In generale  le materie tintorie vengono scaldate in acqua fino ad un temperatura specifica per un tempo specifico poi si lascia raffreddare e si filtra. Questo in linea di massima, poi ci sono procedimenti particolari per alcune materie tintorie.
  4. Si tinge. Si mettono le matasse lavate, o mordenzate, nel bagno di colore, si scalda fino alla temperatura richiesta, si mantiene alla temperatura debita per il tempo necessario e poi si spegne il fornello e si lascia raffreddare. In questa fase possono essere determinanti la durezza dell'acqua, la velocità con cui si riscalda o si raffredda, un cambiamento di Ph anche minimo che può modificare il colore in maniera drammatica, ad esempio il rabarbaro Himalayano che in ambiente acido (pH minore di 7) è giallo, vira al rosso man mano che il pH aumenta e l'ambiente diventa alcalino.
  5. Si lavano le matasse tinte. Le matasse tinte devono essere lavate con cura per eliminare il colore in eccesso depositato all'esterno delle fibre, poi si fanno asciugare all'ombra
  6. Le matasse asciugate vanno rimatassate. Dopo tutti i passaggi le matasse sono un po' stropicciate e devono essere rimatassate non solo per ragioni estetiche ma anche per facilitarne l'uso a chi le acquisterà e non dovrà fare fatica a formare il gomitolo. 
  7. Si aggiungono le etichette

 

ESEMPIO

TINTURA DI MATASSE DI LANA CON LA LACCA 

La lacca che si usa per tingere si presenta sotto forma di estratto, una polvere rossa che viene estratta da una resina secreta da un insetto, Kerria Lacca,  appartente alla famiglia delle cocciniglie. Questo insetto vive formando  colonie su piante arboree con cui sviluppa un rapporto di parassitismo, è diffuso in oriente ( sub continente indiano, sud est asiatico, regioni meridionali della Cina, isola di Taiwan, Filippine, Indonesia).  Ecco come si presenta una Concrezione di lacca su un ramoscello prodotta da colonie di K. lacca

le larve dopo 1 o 2 giorni di vita iniziano a secernere la lacca: una miscela di resine, cera e pigmenti dotata di proprietà plastiche. 

In tintura naturale si usano i pigmenti contenuti nella lacca, mentre la resina residua, dopo l'estrazione del colore, è nota come  gommalacca, un polimero naturale che conosce moltissimi usi. 

gommalacca in scaglie

 

Le foto che seguono mostrano la lacca estratto che usiamo e poi alcune fasi del processo di tintura. si può vedere la matassa non tinta che viene immersa nel bagno e che acquista colore man mano che il bagno si scalda fino al colore finale. Il colore finale dipende dalla quantità di lacca usata, ovviamente, se il bagno è più diluito si avranno colori più chiari mentre se il bagno è più concentrato i colori saranno più scuri. Meno intuitivo è il contributo della natura delle fibre, nel senso che se si mettono matasse di diversi filati nello stesso bagno di colore è altamente probabile che i colori ottenuti saranno diversi, ci sono fibre che prendono il colore più di altre e/o che prendono il colore diversamente, questo è parte della straordinaria bellezza di madre natura che si esprime in una varietà di forme e che rifugge dalle ripetizioni. 

VI SARETE CHIESTI COSA SIGNIFICHI RIMATASSARE

una volta asciutte le matasse tinte vengono messe sull'arcoliaio e collegate ad un aspo che le riavvolge in una maniera più ordinata. la foto che vedete è uno scorcio del laboratorio, costantemente in disordine, perchè come ebbe a dire una persona saggia: "la mia casa è sufficientemente disordinata da essere felice"

Per la cronaca arcolaio è l'arnese che seve a svolgere le matasse, mentre l'aspo è quello che serve a formare le matasse. 

In tutta onestà questo passaggio è noiosissimo e richiede tempo, tuttavia lo facciamo per offrire il meglio ai nostri clienti